Giorgetti indica la strada: "Ridotto il deficit senza manovre restrittive. Se faremo scostamento è nell'interesse degli italiani"

Scritto il 28/04/2026
da Massimo Balsamo

Il ministro dell'Economia alza il muro sulle critiche della sinistra, apre al taglio delle accise e chiede all’Europa più flessibilità per famiglie e imprese

La difesa del lavoro del governo ma anche una proiezione verso il futuro. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è intervenuto in audizione davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato per illustrare il Documento di finanza pubblica 2026 e nel corso dell’incontro ha affrontato i temi dei conti pubblici, della crescita economica, del Superbonus e delle misure sui carburanti. Tra i punti anche l’ipotesi della proroga del taglio delle accise: "Stiamo valutando di andare oltre il primo maggio per un trattamento diverso su benzina e gasolio in base agli aumenti che hanno avuto".

Nel suo intervento, Giorgetti ha indicato un percorso di progressiva riduzione del disavanzo pubblico: “Le stime prevedono una riduzione costante del deficit, che dal 2,9% del 2026 arriverebbe al 2,1% nel 2029″. Secondo il titolare del Tesoro, ciò consentirebbe all’Italia di mantenersi stabilmente sotto il limite europeo del 3% già a partire dal consuntivo di quest’anno. Giorgetti comunque precisato che l’evoluzione del quadro economico richiederà attenzione, spiegando che la situazione “dovrà essere attentamente monitorato” alla luce dell’aumento dell’inflazione e delle incertezze internazionali.

Rispondendo alle osservazioni dell’opposizione sui ritmi di crescita dell’economia italiana, Giorgetti ha riconosciuto la necessità di risultati migliori: “Se la domanda è ‘siamo soddisfatti della crescita?’, la risposta è no: vorrei che si crescesse molto di più”. E ancora: "Viene rappresentata un'immagine di questo paese come se fosse al disastro allora non riesco a capire come mai le agenzie di rating ci promuovono. Non è tutto oro ma non è neanche stagflazione". Il ministro ha poi respinto il paragone con la Spagna, indicando differenze strutturali tra i due Paesi: “La Spagna ha supplito alla demografia con l’immigrazione da Paesi ispanofoni. Noi abbiamo scelto la politica della formichina”. Riguardo al ruolo pubblico nello sviluppo economico, ha ribadito la propria impostazione: “Non è lo Stato che fa la politica industriale, la crescita la fanno gli imprenditori. Abbiamo bisogno di loro, non di uno Stato imprenditore”.

Nel corso dell’audizione è stato affrontato anche il tema del Superbonus, che Giorgetti ha definito una “anomalia” per l’impatto avuto sui conti pubblici. Il ministro in quota Lega ha ricordato l’aumento delle cessioni dei crediti registrato in un breve arco temporale: “Abbiamo avuto un boom tra febbraio e marzo di cessione del credito nell’ordine di 6 miliardi”. Ha inoltre aggiunto che “è legittimo il sospetto che qualcuno abbia cercato di fare il furbo: i primi accertamenti hanno evidenziato centinaia di milioni di frodi”. L'esito degli approfondimenti sul Superbonus "è stato parzialmente incorporato nelle stime diffuse dall'Istat con la comunicazione del 3 aprile”, ha proseguito: “Il proseguimento delle attività di controllo, che beneficerà anche della recente costituzione di uno specifico gruppo di lavoro interistituzionale, consentirà di disporre di un quadro informativo ancora più completo e aggiornato, che auspico potrà essere considerato nell'aggiornamento delle stime di settembre, al pari di altre poste per cui sono in corso approfondimenti con Istat".

Sul piano europeo, Giorgetti ha parlato delle possibili deroghe al Patto di Stabilità: “Troverei imbarazzante chiedere una deroga dal Patto di Stabilità per finanziare le spese per la difesa e non quelle per energia, imprese e famiglie”. Ha spiegato inoltre che l’Italia intende chiedere che i costi economici derivanti dal conflitto in Medio Oriente siano considerati con criteri analoghi a quelli adottati per la guerra in Ucraina. Sul punto ha concluso: “Io personalmente non mi sento di proporlo, poi se il Parlamento mi dirà di farlo farò le mie valutazioni”.

"Non voglio andare via avendo generato debito in più di quello che ho trovato", ha poi aggiunto rispondendo alle domande dei parlamenti, sottolineando poco dopo: "Ho sentito da qualche parlamentare di opposizione che usiamo lo scostamento per fare campagna elettorale. Lo scostamento se lo facciamo lo facciamo nell'interesse degli italiani e dell'economia italiana, non lo facciamo per noi stessi".