Uzbekistan porta sicura tra Occidente e Oriente

Scritto il 29/04/2026
da Nunzia Pagani

Il Paese rappresenta una cintura di stabilità per rotte aeree e logistica. Cresce il turismo

Mentre le guerre in Medio Oriente, le tensioni nel Golfo e il conflitto tra Russia e Ucraina ridisegnano mappe commerciali e scelte dei viaggiatori, l'Uzbekistan emerge come eccezione geopolitica e opportunità economica. Nel cuore dell'Asia Centrale, Tashkent si propone come perno di quella che analisti e operatori definiscono una stability belt, una cintura di stabilità attraverso cui transitano rotte aeree, logistiche e turistiche tra Occidente e Oriente.

Attualmente molti turisti europei tendono a rinunciare ai viaggi verso l'Asia per timore di instabilità regionale. Ma assimilare l'Uzbekistan ai teatri di crisi circostanti è un errore geografico e strategico. Il Paese è distante dai fronti di guerra, gode di solidità interna e si sta consolidando come hub naturale tra Europa e Asia.

A confermare che questa percezione sta cambiando sono i flussi turistici, soprattutto quelli provenienti dall'Italia. Il nostro Paese è oggi il primo mercato europeo per partenze verso l'Uzbekistan. Gli arrivi italiani sono passati da 8.500 nel 2022 a 25 mila nel 2023, fino a 38 mila nel 2024 e 44 mila nel 2025. Una crescita che racconta non solo il fascino di Samarcanda, Bukhara e Khiva, ma anche una fiducia crescente nella destinazione.

Il 2025 si è chiuso con quasi dodici milioni di visitatori stranieri complessivi, in aumento del sedici per cento rispetto all'anno precedente. Le esportazioni di servizi turistici hanno superato i 4,8 miliardi di dollari, segnale di un settore ormai centrale nella strategia economica nazionale. Ma oltre questi numeri emerge un cambiamento più profondo. I visitatori non arrivano più soltanto per la storia, bensì sono sempre più attratti da un'esperienza diversificata. Ne fanno parte infrastrutture ricettive moderne, resort sciistici di lusso come Amirsoy, una scena gastronomica in crescita, una vivace vita notturna a Tashkent, festival internazionali e una migliore connettività grazie a nuove rotte aeree (Milano-Tashkent, Roma-Tashkent) e alla liberalizzazione dei visti. L'Uzbekistan si sta progressivamente affermando non solo come meta culturale, ma come hub turistico dinamico e attivo tutto l'anno.

Sul fronte normativo, le procedure di ingresso sono state notevolmente semplificate. L'accesso senza visto è disponibile per i cittadini di 94 Paesi, tra cui l'Italia, il visto elettronico per altri 52 e un regime di transito agevolato di cinque giorni per 45 nazionalità. Misure che rafforzano competitività e attrattività in una fase in cui la mobilità globale cerca certezza più che avventura.

Ma il vero asset competitivo oggi è la sicurezza. In un mondo attraversato da proteste, instabilità e minacce diffuse, l'Uzbekistan punta sul proprio profilo di Paese affidabile e ordinato. Le classifiche internazionali lo confermano. Secondo l'International SOS Risk Map rientra tra le destinazioni a basso rischio, in linea con diversi Paesi europei. Nel Safety Index figura al 25° posto su 148 nazioni e negli indici dedicati alla sicurezza delle donne che viaggiano sole risulta ai vertici mondiali. Anche il Gallup Global Law and Order Index colloca il Paese tra quelli con più alta percezione di sicurezza pubblica e fiducia nello Stato di diritto.

Un dato rilevante arriva anche dal Global Terrorism Index 2026 dell'Institute for Economics and Peace, secondo cui i Paesi dell'Asia Centrale restano tra i più sicuri al mondo rispetto al rischio terroristico.

Per l'Italia, che guarda sempre più ai corridoi eurasiatici sia sul piano commerciale sia su quello turistico, l'Uzbekistan rappresenta una destinazione da osservare senza pregiudizi. Non solo per il patrimonio della Via della Seta, ma perché in una geografia internazionale frammentata offre accessibilità e stabilità. E in tempi di caos globale, non è poco.