Il presidente Zappi inibito: decapitato il settore arbitri. Ora la palla passa a Gravina

Scritto il 29/04/2026
da Franco Ordine

Il paradosso: il capo Figc, dimissionario, dovrà decidere il commissariamento

L'Aia, l'associazione italiana arbitri, è stata decapitata. Ieri, sul far della sera, il presidente in carica Antonio Zappi (nella foto), già colpito dai fulmini della giustizia sportiva (inibizione di 13 mesi), ha presentato ricorso all'ultimo grado (il collegio di garanzia del Coni) che è stato respinto. La conseguenza pratica è una sola: dovrà essere dichiarato decaduto dalla carica in occasione di una prossima riunione del consiglio nazionale. A questo punto, dopo le auto-sospensioni di Rocchi e Gervasoni, il capo e il vice dei designatori di serie A e serie B coinvolti nell'indagine penale di Milano, anche il vertice politico dell'associazione è stato azzerato. Diventerà inevitabile, per ripristinare la governance del settore in vista delle future scadenze, il commissariamento del settore che dovrà essere deciso da Gravina e dal consiglio federale della Figc, dimissionari ma rimasti al loro posto in deroga per l'ordinaria amministrazione. Potranno farlo? A sentire le fonti di via Allegri la risposta è sì perché si tratterebbe di "un atto non indifferibile".

Antonio Zappi ha provato a richiedere un rinvio del procedimento disciplinare per via della tempesta che si è abbattuta sugli arbitri ma il collegio ha respinto anche quella richiesta. Nel merito si è difeso davanti nell'aula del Coni e dinanzi ai taccuini dei cronisti ricordando che "i 13 mesi di inibizione sono sportivamente un ergastolo" e che la sua unica colpa è stata quella "non già di compiere pressioni per far dimettere gli organi tecnici ma di produrre un cambiamento in modo concordato segnalandoli per un incarico di grado superiore". Ricevuta la notizia dai suoi legali, Zappi ha ripetuto il proposito di "percorrere altri passaggi": tradotto di rivolgersi alla giustizia ordinaria. Da domani si comincerà a discutere sulla figura del commissario: i candidati, ex arbitri poi dirigenti del settore, di grande prestigio, non mancano.

Chi invece ha chiuso in materia decisa al commissariamento del calcio italiano è stato il presidente del Coni Buonfiglio. Lo ha fatto con una dichiarazione che è anche una replica appuntita all'intervento del suo vice De Luca. Eccola: "Non mi lascio influenzare da destra o da sinistra. Quando c'erano i presupposti per il commissariamento l'ho fatto. Oggi non ne vedo. Devo monitorare le attività delle federazioni ma non significa che devo fare lo sceriffo!". Che tale posizione non risulti gradita al governo, è indirettamente confermata da una indiscrezione rilanciata dal sito Calcio&finanza secondo cui la figlia del ministro Giorgetti, con un passato in federcalcio e adesso football travel officer all'Inter, avrebbe espresso la decisione di lasciare il club neroazzurro e trasferirsi nuovamente a Roma. Beppe Marotta presidente dell'Inter e promotore della candidatura di Malagò come successore di Gravina, come si sa nei giorni scorsi incontrò Giorgetti per provare a ottenere una sorta di via libera dalla politica. Missione non andata a buon fine.

Nel frattempo, questo braccio di ferro a fari spenti tra calcio e politica, la campagna elettorale per l'elezione del 22 giugno continua. Malagò e Abete incontreranno l'8 maggio la serie C mentre già domani o dopo il sindacato calciatori scioglierà la riserva indicando il candidato della serie A come il preferito. Sul piano pratico vuol dire che Malagò si avvia a raccogliere il 54% dei voti indispensabili per essere eletto. Infine ieri c'è stato il debutto a Open Var di Tommasi, reggente a interim della Can al posto di Rocchi. Sul rigore fischiato contro l'Inter a Torino, deciso da Mariani dopo richiamo del Var, ha approvato la scelta molto discussa.