Una sfilza quasi interminabile di parole chiave, che insieme alla vicenda dello stadio di San Siro porterebbero a conoscenze della Procura fatti e nomi che con la vendita del Meazza non hanno nulla a che fare, e che riguardano invece la vita professionale e privata di Christian Malangone. Di fatto, applicando le chiavi di ricerca per i sette anni di arco temporale indicati dai pm, verrebbe estratto il 98,36 per cento dell'archivio del direttore generale del Comune. Con questa motivazione Domenico Aiello, difensore di Malangone, è tornato ieri mattina a chiedere al tribunale del Riesame la restituzione dei dispositivi informatici sequestrati dalla Guardia di finanza nel blitz del 31 marzo. Insieme a Malangone il decreto di perquisizione aveva colpito manager ed ex manager di punta di Inter e Milan, l'avvocato Lucia De Cesaris - ex vicesindaca - e l'ex assessore all'Urbanistica Giancarlo Tancredi. Il pool anticorruzione della procura, guidato dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, contesta i reati di turbativa d'asta e rivelazione di segreto d'ufficio: la gara per scegliere l'acquirente del Meazza e dell'area circostante sarebbe stata una gara fasulla, indetta solo per coprire gli accordi già raggiunti tra i vertici del Comune e i due club. L'accusa a Malangone e Tancredi di rivelazione di segreti d'ufficio riguarda il passaggio di atti alla De Cesaris, avvocato dell'Inter: "Condividendo con De Cesaris la proposta di delibera di giunta del 5 novembre 2023 relativa alla dichiarazione di pubblico interesse".
Negli atti a carico degli indagati ci sono numerose chat estrapolate dai telefoni di Tancredi e di altri indagati quando scattarono gli arresti per le altre inchieste sull'Urbanistica. Ma il periodo successivo è ancora tutto da analizzare: di fatto, la dinamica (illecita, secondo i sospetti dei pm) che ha portato alla privatizzazione dello stadio è ferma all'ultimo miglio. Ed è nei telefoni e nei computer sequestrati che la Procura cerca i tasselli mancanti per la ricostruzione completa della vicenda. Così nell'elenco compaiono soggetti non indagati, ma che hanno svolto comunque un ruolo importante nelle trattative ufficiali o in quelle parallele: dal presidente milanista Paolo Scaroni al proprietario del club Gerry Cardinale, al fondo Oak Tree proprietario dell'Inter, perfino all'archistar Norman Foster, incaricato del progetto per il nuovo stadio. Ieri, in udienza, l'avvocato Aiello ha dimostrato che con queste parole chiavi emergerebbero 191 mail del tutto estranee alla vicenda stadio. La parola passa ora ai giudici del Riesame che depositeranno la loro decisione nei prossimi giorni.

