Per far visitare e avere un parere medico per il bambino adottato in Uruguay, Nicole Minetti e il suo compagno Giuseppe Cipriani non si sarebbero rivolti direttamente agli ospedali di Padova e al San Raffaele di Milano, ma direttamente a professionisti di loro fiducia e che conoscevano.
Il chiarimento, da quanto si apprende, sarebbe stato fornito dai legali della ex consigliera della Regione Lombardia alla procura generale che sta effettuando indagini integrative per verificare se la grazia concessale dal Colle sia fondata su atti veritieri. Il Quirinale ha chiesto attraverso il ministero della Giustizia nuovi accertamenti.
Pur non essendo in dubbio che il bimbo sia stato operato a Boston e abbia bisogno di cure costanti, gli ospedali coinvolti hanno smentito di avere nei loro database qualsiasi riferimento del bimbo, a differenza della documentazione allegata alla richiesta di clemenza. Punto, questo, che pur non essendo centrale nella vicenda, è stato quindi chiarito: la coppia Minetti-Cipriani avrebbero chiesto direttamente un consulto a specialisti di propria conoscenza.
La procura Generale di Milano intanto sta acquisendo in Uruguay, per verificarne la veridicità, la sentenza di adozione del bimbo. Quando venne presentata la richiesta di clemenza, nell'agosto scorso, l'atto dei giudici del Paese sudamericano poi recepito da quelli italiani era stato prodotto dai legali di Minetti. Inoltre i magistrati stanno effettuando nuove verifiche su eventuali procedimenti penali in corso, in particolare all'estero, a carico della stessa Minetti. Da quanto si è appreso, dai primi accertamenti effettuati nei mesi scorsi dalla pg Francesca Nanni e dal sostituto pg Gaetano Brusa, che poi diedero parere positivo ma non vincolante all'atto di clemenza, Minetti non risultava indagata. Ora si sta di nuovo scavando, soprattutto in Spagna e nel Paese sudamericano.

