"Se attiveremo la clausola di salvaguardia lo faremo nell’interesse di tutti gli italiani"

Scritto il 29/04/2026
da Augusto Minzolini

Giorgetti in audizione: "La campagna elettorale non c’entra". E pure il Pd apre: "Il nostro no non è assoluto, se servisse..."

Un segnale di quanto sta accadendo in Italia sulla questione del momento, cioè crisi energetica e strategie per porvi rimedio, la trovi in Europa. Spiega il Commissario Ue, Dombrovskis: "Al momento l'Italia non ha richiesto l'attivazione della clausola nazionale di salvaguardia per l'energia". Questo per dire che tutti gli scenari che si sono fatti in Italia sono per ora ballon d'essai. Ragionamenti fatti più ad uso dell'opinione pubblica per dimostrare che governo, maggioranza e opposizione si fanno carico di un tema che brucia nelle tasche degli italiani (in fondo siamo già in campagna elettorale). Pure la scelta unilaterale dell'Italia per uno scostamento di bilancio è un'ipotesi di scuola. "Non va esclusa nessuna opzione - ha precisato la Meloni - e comunque l'anno scorso il Parlamento aveva autorizzato il governo su una flessibilità di bilancio per la difesa dello 0,15%: ora la difesa è il tema energetico". "Quello che auspichiamo è l'attivazione dell'articolo 25", la clausola generale, ma "non escludiamo l'attivazione dell'articolo 26", la clausola di salvaguardia nazionale, "perché funziona e 16 paesi l'hanno adottato per le spese della difesa", ha però sottolineato in serata Giorgetti. Il ministro del Tesoro ha comunque passato la palla al Parlamento: il governo da solo non può fare niente, "decide il Parlamento se farlo e di quanto" e "se lo facciamo lo facciamo nell'interesse degli italiani, non per campagna elettorale". Per prudenza però probabilmente l'espressione "scostamento" neppure sarà citata nel documento del Mef. "Meglio non parlarne affatto e valutare gli eventi", rimarca il capo dei deputati di FdI, Bignami. "Non possiamo levarci dal petto - spiega il forzista Cattaneo - la medaglia dei conti in ordine senza alternative convincenti". Quindi anche se nelle prossime settimane, nei prossimi mesi potrebbe rivelarsi necessario, è un argomento da maneggiare con cautela per non avere ripercussioni gravi sui mercati: un rischio che fa paura. È un'opzione a cui si può ricorre solo in extremis. Gli unici che al momento non hanno dubbi sono i leghisti. "Si può ricorrere all'art. 26 del regolamento - spiega Siri - previsto per i paesi che si trovano in particolari difficoltà. E noi sull'energia stiamo peggio di Francia e Germania. Basta la volontà politica". E i mercati? Pure qualche leghista intravvede il rischio. "Siamo - rimarca Candiani - tra l'incudine e il martello". Per cui l'opzione hard agitata da Salvini è soprattutto un messaggio identitario per l'elettorato. "La Lega - interpreta l'ex-ministro per l'Europa, il piddino Vincenzo Amendola - ha il vecchio pallino di far saltare il patto di stabilità". Una ragione ideologica inaccettabile per Forza Italia. "Nessuna iniziativa senza l'Europa - scandisce il neo-capogruppo Enrico Costa - ne vale della nostra identità". E dato che si tratta di "parole d'ordine", di slogan Antonio Tajani tira in ballo pure un tabù per la Lega, l'ipotesi di ricorrere al Mes. Questo senza contare che l'Italia nel Mes non ha versato un soldo.

Pure l'opposizione si trova di fronte al dilemma di dare una risposta alle paure dell'elettorato senza alimentare le paure su cui speculano i mercati. "È un argomento delicato - insinua Giovanni Donzelli di FdI - di cui non si possono lavare le mani neppure loro". Un tema che richiede acrobazie. "Noi siamo laici - ragiona il responsabile economico del Pd, Misiani -: lo scostamento per cosa? Per mance elettorali no. Sicuramente un'operazione unilaterale rispetto all'Europa è pericolosa. Si rischia di perdere sui mercati le risorse che ricavi. Questo non vuol dire che il nostro è un no assoluto se la situazione del paese diventasse emergenziale". Un'opzione bocciata in ogni caso dall'ala riformista che ieri si è riunita al Senato. "Gli scost-anti" l'autodefinizione del gruppo inventata da Filippo Sensi. "Senza l'Europa - ha sentenziato Sandra Zampa ombra di Prodi - sarebbe una cosa da cretini". Una tesi che - può apparire strano - condivisa pure dai grillini. Patuanelli ha spiegato i timori di Conte: "Non ci sarà scritto nulla - è la sua profezia - nel documento del governo giovedì. La maggioranza è troppo divisa. E noi possiamo essere d'accordo solo su uno scostamento concordato con l'Europa, per non avere più guai che benefici. Non ci dovrà essere però neppure un euro in più per la difesa".

L'Europa è il convitato di pietra dell'emergenza. La strada maestra per il governo sarebbe un'assunzione di responsabilità collettiva della Ue, magari come sul Covid. Una linea che però per imporsi ha bisogno di alleanze. "La Meloni si è accorta solo ora - osserva Amendola - che i suoi alleati dovrebbero essere Sanchez e Macron, proprio quelli che ha sputazzato". Per cui alla fine per esorcizzare emergenze, calcoli elettorali, rischi, paure, tabù e ideologie resta solo una strada: gli scongiuri.