L'Antimafia non è il cimitero degli elefanti dove parcheggiarsi in attesa di uno scranno ma l'ultima frontiera contro una criminalità sempre più potente e spietata. Dopo un congedo ultraventennale Michele Emiliano è lì a blandire il Csm di lavorare per il Procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo. Tutti sanno che all'ex governatore della Puglia spetta un posto in Parlamento nel 2027, fa parte dell'accordo per il passo di lato (a malincuore) nel suo regno pugliese. Quando era a Bari - lo ha ricordato lui stesso due anni fa - fu lui ad andare con l'oggi erede Antonio Decaro dalla sorella del boss Tonino Capriati "perché io ero lo sbirro che aveva arrestato il fratello, volevo far capire al clan egemone che l'aria era cambiata", meglio "inimmaginabili colluttazioni dialettiche" coi boss che un verbale destinato a rimanere in un cassetto. Come la denuncia all'ex collega Antonio Laudati contro l'assunzione del fratello del boss Savino Parisi nell'Amtab, la municipalizzata dei trasporti considerata dalla Dda nel 2024 "l'ufficio di collocamento dei boss". Per molto meno si sono sciolti Comuni, ma per l'Emiliano antimafioso sarebbe stata un'onta imperdonabile.
Proprio Laudati è finito infangato nell'inchiesta dossieraggi legata alle soffiate dell'ufficiale Gdf Pasquale Striano ai giornalisti del Domani, l'allora procuratore nazionale Federico Cafiero de Raho (oggi parlamentare M5s) avrebbe saputo della disinvoltura con si passavano le preziosissime Sos, innocue informazioni bancarie diventate merce di scambio, alla faccia della normativa antiriciclaggio che tanto fastidio dà ai boss. Nella Dna e in commissione Antimafia si sta consumando una faida tra Palermo e Caltanissetta sui veri mandanti delle stragi in cui morirono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Fdi e la stessa presidente Chiara Colosimo vengono tacciati di mafiosità per un selfie e qualche leggerezza molto meno grave di una municipalizzata "okkupata". Ecco perché certe legittime ambizioni andrebbero quantomeno sacrificate di fronte a una mafia camaleontica, che si muove con disinvoltura nonostante leggi speciali e ingenti spiegamenti di forze. Anche per allontanare il sospetto che certa antimafia con la a minuscola serva più per cacciare i nemici politici anziché i mafiosi, lo si vede dalle (sinistre) porte girevoli imboccate finanche da De Raho, e certo Emiliano - che la mafia l'ha vista in faccia e ci ha parlato - sa quanto questo gioco sia pericoloso.

