E sono tre. In commissione Covid un altro imprenditore sostiene di aver ricevuto dall'avvocato Luca Di Donna e dal collega dello studio Alpa Gianluca Esposito - dove aveva lavorato l'allora premier Giuseppe Conte - una proposta di intermediazione con Invitalia per aiutarlo a trovare i fondi pubblici necessari a creare un polo tecnologico per la salute in Calabria. Il racconto di Francesco Alcaro della Jarvis, titolare di un software che avrebbe voluto vendere allo Stato, ricalca quanto già denunciato (invano) ai carabinieri e al pm romano Paolo Ielo nel 2021. "Questa intermediazione sarebbe avvenuta alla modica cifra - si fa per dire - del 5% su un progetto da 3 milioni di euro", spiega al Giornale la deputata Alice Buonguerrieri (foto), capogruppo Fdi in commissione Covid. Non è un'intermediazione sulla vendita di mascherine, come hanno preteso di precisare Alfonso Colucci (M5s) e Ylenia Zambito (Pd), disinteressati alla verità sulla pandemia e attenti solo a difendere la reputazione dell'ex premier. "Quel che è più grave è il fatto che la struttura legale di Di Donna non avesse i requisiti per offrire le prestazioni che millantava di fare, tutte in capo alla società calabrese", sottolinea la meloniana.
Il tema sollevato dalla commissione riguarda il Covid e il potenziale traffico di influenze che Di Donna e Esposito avrebbero esercitato millantando con almeno tre imprenditori di poter far avere contratti con Invitalia e la struttura commissariale (entrambe in mano a Domenico Arcuri) in cambio di una sorta di tangente "mascherata" da consulenza, come già denunciato ai magistrati e all'organismo parlamentare da Giovanni Buini e Dario Bianchi, che per un contratto sulle mascherine non onorato ha avuto un risarcimento di 200 milioni di euro. L'inchiesta penale sul possibile traffico d'influenze è stata archiviata, in molti in Parlamento si chiedono perché altre indagini sulle mascherine si sono fermate e hanno chiesto una istruttoria in merito al ministro della Giustizia. "Questa nuova testimonianza rende ineludibili ulteriori indagini per appurare quanto Conte sapesse dell'operato di un suo collega di studio", commentano i capigruppo Fdi di Camera e Senato Galeazzo Bignami e Lucio Malan.

