Proseguono gli sgomberi da parte del Viminale e ieri all'alba le forze dell'ordine si sono recate presso lo 38 Squat (o Laurentinokkupato), un centro sociale occupato, nato a Roma, nel quartiere popolare Laurentino 38. È stata un'occupazione lunga, iniziata nel 1991, in un edificio Ater che si sviluppa su 4 piani. Uno squat che al suo interno ha appartamenti ma anche vere e proprie attività con le quali, come spiegano loro stessi, hanno finanziato la ristrutturazione.
In particolare una birreria e i tanti concerti che in questi anni si sono susseguiti. Ma all'interno trovano spazio anche una palestra, un'erboristeria, una sala giochi e una sala prove, solo per citarne alcuni. Da tempo l'Ater si è mossa legalmente per rientrare in possesso di quella struttura, e già da gennaio sono stati consegnati gli avvisi di sfratto: perfino l'operazione iniziata ieri mattina è stata preavvisata, tanto che nelle ore precedenti c'era stato un certo subbuglio tra gli squatter e gli antagonisti. "Abbiamo trascorso un mese tra picchetti all'alba, iniziative benefit, laboratori autogestiti, assemblee partecipate e manifestazioni in strada e il mese appena iniziato sarà altrettanto bello. L'idea che ci siamo fatti è questa: dentro o fuori da queste mura ci sono le relazioni per continuare a lottare fianco a fianco, questo tempo di resistenza le ha solo fatte crescere", si legge in un comunicato dei primi giorni di aprile. Il 2 marzo è scaduto l'ultimatum ed era quello il limite massimo per uno sgombero pacifico: scaduto quel termine, senza alcun cambiamento, è arrivata la forza pubblica, intervento necessario dopo oltre due anni di trattative andate a vuoto. Ora, in quella parte di struttura, sono stati sbloccati 28 alloggi di edilizia popolari, che senza lo sgombero rischiavano di rimanere su carta. "Facessero le manutenzioni, facessero nuove case, ma L38 Squat non si tocca", dicevano prima di ieri mattina. Poi hanno scelto di organizzare un picchetto e prima ancora, in segno di protesta, di radunarsi sul tetto dell'edificio chiamando a raccolta i "compagni fuorilegge". "Non gli regaliamo nulla, non gli regaliamo il posto dove sogniamo e lottiamo, non gli regaliamo una sola lacrima", scrivono sigle affini del mondo antagonista.
A mostrare subito solidarietà ricondividendo i post di protesta della pagina "noddl" è stato Mattia Tombolini, l'ex assistente dell'euro parlamentare di Avs Ilaria Salis, già noto alle forze dell'ordine. Sempre Tombolini che ha postato una foto dal presidio del centro sociale in cui marciano dietro la scritta "è Ater a essere in debito".
Piaccia o no, lista dei locali fuorilegge è ancora lunga e il lavoro da fare è arduo, frutto di anni di un immobilismo che la sinistra ha scelto di portare avanti, spesso spalleggiando quelle realtà proprio per scopi elettorali.
Ma il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi non ha intenzione di indietreggiare, avendo già liberato sia il Leoncavallo che Askatasuna. A ribadirlo anche la premier Giorgia Meloni che, plaudendo all'operazione, ha esortato le forze dell'ordine ad andare "avanti così". Dall'inizio della legislatura sono stati, infatti, eseguiti nelle città metropolitane 229 interventi di sgombero di occupazioni abusive di immobili di particolare rilievo e liberati circa 4.207 alloggi di edilizia residenziale pubblica. Per quanto riguarda Roma si contano oltre 20 occupazioni abusive "non abitative" riconducibili all'associazionismo e ai movimenti politici antagonisti, mentre a Milano sono 16, tutte vicine all'estrema sinistra e alla rete anarchica, sempre più sotto la lente delle forze dell'ordine. Tra questi spiccano il T28, la Panetteria occupata, Il Cantiere, SOCS, centro sociale ZAM, Kasciavit.

