Tacchi a zampe di gallina e giacche gonfiabili. Eleganti assurdità sfilano in passerella

Scritto il 07/03/2026
da Daniela Fedi

Divine (e strane) creature da Schiaparelli. Abiti costruiti come torri da Rick Owens

Nel dibattito tra moda come industria e moda come fabbrica dei sogni c'è una realtà fatta di scarpe che al posto dei tacchi hanno due zampe di gallina in metallo dorato (Schiaparelli) o di giacche a vento che invece dell'imbottitura in ovatta o piùma d'oca hanno una camera d'aria gonfiabile come le ruote della bici (Loewe). Tra questi due estremi si muovono gli abiti costruiti da Rick Owens come torri in cui salvare e proteggere la natura e l'umanità, ma anche quelli firmati Miyake e ispirati dalla calma dei sassi. Insomma le sfilate di Parigi aprono le porte della percezione sulle più eleganti assurdità mentre nel mondo si apre un terzo fronte di guerra.

I giornali economici francesi dicono che la chiusura dei mall e il crollo dei flussi turistici in Medio Oriente potrebbe costare al mercato del lusso globale il 9 per cento del fatturato annuo in un solo mese. Certo fai fatica a pensare a queste scomode realtà mentre sulla passerella sopraelevata di Schiaparelli vedi passare delle divine creature che indossano capi e accessori a prima vista impossibili. Ci sono i grossi pullover irlandesi tagliati a strisce montate poi su tulle evasione per cui il capo sembra fluttuare sul corpo, ma anche le meravigliose pantofoline con due teste di leone con la bocca spalancata al posto delle punte. Le dita di una mano in metallo dorato diventano l'incredibile maniglia di una borsa da sera e un'altra sagoma

metallica trasforma l'orlo di un tailleur in una svettante coda orizzontale. «Questo è ancora niente» dice ridendo il designer americano Daniel Roseberry che dal 2019 è il direttore creativo dello storico marchio oggi di proprietà di Diego Della Valle spiegando che alla fine di marzo al Victoria & Albert Museum di Londra verrà inaugurata la più completa retrospettiva sulla vita e le opere di Elsa Schiaparelli, maestra e musa del surrealismo.

Tutta diversa ma veramente gradevole la seconda collezione disegnata dal duo stilistico americano Proenza Schouler per il marchio Loewe. I due designer che per la cronaca si chiamano Lazaro Hernandez e Jack McCollough creano una serie di capispalla gonfiabili con lo stesso sistema del salvagente aggiungendo colore e interessanti sperimentazioni sui materiali per cui la giacca di montone viene rasata dappertutto tranne sui polsi e all'orlo creando interessanti sfumature naturali oltre all'effetto bordo di pelliccia sul capo. Commovente a dir poco la collezione di Rick Owens intitolata Tower con una serie di capi sviluppati in verticale come le torri. Alcuni sono in pelle di toro, lana cotta e Kevlar (un materiale tessile 5 volte più resistente dell'acciaio) altri sono in macramè annodato a mano: 4000 metri di cordino cerato e 50 ore di meditazione per ogni pezzo. Satoshi Kondo, gentilissimo designer di Miyake fa sfilare le modelle su una passerella coperta di sabbia d'alluminio

che a ogni passo si solleva e modifica gli abiti in modo irreversibile. Alcune ragazze al posto della borsa hanno in mano una struttura a forma di sasso, qualcosa di calmo e stabile come un lungo vestito grigio che sembra avvolgerti con amore.

Da Carven è di scena una saggia rivisitazione del cosiddetto quiet luxury da parte del designer nordirlandese Mark Thomas che ha lavorato con Lacoste, Helmut Lang, Givenchy e Neil Barrett prima di approdare in questo storico marchio francese oggi di proprietà del colosso del lusso cinese Icicle. Da Rabanne Julien Dossena continua la sua divertente sarabanda di frange, paillette, calze velate, trench in pelle, occhi bistrati, ricami a fiori e borchie ad anello. Capire dove stia andando a parare è quasi impossibile, ma certo è tutto fuorchè noioso. Da Yves Salomon si rivedono le vere pellicce di volpe e visone, ma anche in montone toscano (si chiama così anche se arriva dalla Spagna) e con incredibili lavorazioni a intarsio effetto tweed. «Ho imparato a usare in modo creativo anche i più piccoli pezzi di pelo, facciamo un grande lavoro di upcycling, ma la gente vuole di nuovo la pelliccia degli anni'80» dice questo grande artigiano che lavora da 4 generazioni nel settore.